LE FESTEDIPAESE

Dopo i convenevoli post-estivi, torniamo ai post “normali”. Se c’è una cosa triste, al mondo, sono le feste di paese. Io non abito in un paese ma in un quartiere di Roma al quale manca solo una Costituzione e una bandiera per dichiararsi indipendente, per questo quest’anno è tornata l’usanza di fare la festa del quartiere, che però è una festadipaese in fin dei conti…Ogni festadipaese presenta gli stessi elementi:

A) Un santo a cui dedicare la festadipaese. In assenza di santi nel paese, ci si butta sui classici San Giuseppe, San Giovanni e Santa Rita che non si sbaglia mai.

B) Luci intermittenti che uniscono i pali della luce. Esse dovrebbero formare dei disegni, ma siccome se ne accendono la metà, sembrano luci psichedeliche uscite da una discoteca punk.

C) Paninaro usuraio che vende mercanzie varie a base di porchetta a prezzi che persino Flavio Briatore troverebbe eccessivi. Pare peraltro che lo stesso Briatore abbia guadagnato il primo miliardo vendendo panini con la porchetta alle festedipaese.

D) Bancarelle con tiro a segno e pesche di beneficienza, con annessi proprietari che fissano con invidia lo spazio dedicato alle macchine a scontro, sempre pieno di gente.

E) Concerto di cantante/gruppo musicale ultracinquantenne caduto in disgrazia (tra i più quotati: Matia Bazar, Renzo Arbore, Loretta Goggi, Fiorella Mannoia, cover band dei Pooh e affini). Generalmente non se li fila nessuno: solo quando dicono: “Arrivederci, è stato bellissimo!”, si alza qualche flebile applauso.

F) Lotteria, con annessi problemi per decidere chi/come/quando/dove deve estrarre i numeri. Al vincitore, che sicuramente avrà perso il biglietto, spetta il solito telefonino di terzultima generazione (o al limite un buono sconto per sfamarsi al paninaro del punto C).

G) Fuochi d’artificio alle 23.30, che partono strategicamente dal luogo più inaccessibile del paese.

La cosa che stupisce è che nonostante nessuno si diverta in queste circostanze (a parte le mamme che rincorrono i bambini e ne approfittano per fare defilé, ed i vecchietti che trovano motivo di brindare a qualcosa) l’intero paese si riversa nelle vie, dando ragione di vita agli ausiliari del traffico. La vera festa infatti è per questi ultimi, che realizzano il loro sogno di chiudere le strade con le loro palette prese dal kit “Giochiamo al Vigile Urbano”. Roba che se abiti a Roma devi parcheggiare a Cinisello Balsamo passando per i quartieri di Bangkok. Sperando che non ci siano festedipaese anche lì.

CARPE DIEM (adesso i commenti sono attivi ;-)

Ho appena chiuso la finestra, ed indosso una maglietta. L’altro giorno sono andato a pescare (a.k.a. strage di bigattini) ma c’era troppo vento, tanto da rendere l’operazione più difficile del previsto. Sto tornando al tradizionale colore bianco-europeo. Insomma: l’estate è finita!
Noto che è tantissimo che non scrivo un post, tanto che mi ero quasi scordato di avere un blog (era rimasta solo l’icona nella sezione “Segnalibri” del mio browser…). Tanto per curiosità ero andato a rileggere alcuni post scritti mesi e mesi fa, quando, ai “bei tempi”, scrivevo 2-3 articoli a settimana e ricevevo decine di commenti. E’ incredibile vedere il numero delle persone che mi hanno lasciato un commento: alcuni di loro ci sono ancora, altri si sono persi nei meandri dell’ignoto…Di certo non credevo, nel 2006, di aver aperto una cosa che sarebbe sopravvissuta fino al 2008. Ero sicuro che avrebbe fatto la fine di un album di figurine: dopo una settimana, perso sotto un cumulo di giornali e riviste. Come post-di-ritorno mi rendo conto che sia malinconico, ma come dice la suora quando scopre che per cena ci sono gli avanzi del pranzo, “questo è quello che passa il convento”.
Tornerò presto a parlare di altre cose, dato che in questi mesi è successo Di Tutto. Vi lascio con una frase di Kakha Kaladze, giocatore georgiano del Milan, che testimonia come la vita non cessi mai di stupirmi:

“Il mondo non lo sa, ma è stato Silvio Berlusconi a fermare la guerra in Georgia”

Dopo questa, potrei rinnovare il mio abbonamento a Mediaset Premium.