CONSUETE VERGOGNE…

immigrDopo un bel po’ di tempo ritorno a scrivere in pianta stabile su questo glorioso blog…ciò che reputo inglorioso e che mi ha spinto a tornare a scrivere è l’episodio che si è verificato ieri sera a Roma. Oggi si sarebbe dovuto festeggiare il capodanno bengalese (comunità peraltro assai pacifica nel mosaico etnico della capitale) e ieri sera si stavano ultimando i preparativi a Villa Gordiani, quando è intervenuto un gruppo di venti codardi, armati di bastoni e spranghe per assalire cinque – cinque! – di loro.

Contrariamente a ciò che afferma lo slogan di una nota birra, non c’è proprio gusto ad essere italiani: un popolo che ha totalmente dimenticato le proprie (umilissime) origini e che a volte sembra che ancora cavalchi l’onda di un assurdo nazionalismo, rispecchiandosi nel dorato squallore dell’epoca fascista…L’italiano non è né meglio né peggio del bengalese, e se cerca di rivendicare qualche vago istinto patriottico – vedi Lega – appare fuori luogo se non ridicolo. Noto con piacere che il sindaco Alemanno ha condannato questo assalto, definendolo “raid xenofobo”: adesso vorrei sentire l’opinione di quei politici che vorrebbero istituire le ronde per controllare gli extracomunitari…prima di ergerci a difensori della suprema giustizia, forse è il caso di riflettere sulla clamorosa arretratezza mentale di tanti nostri connazionali.

Credo possa essere interessante (addirittura educativo per certi soggetti) condividere con voi il rapporto sugli immigrati italiani presentato ad un congresso americano del 1912. Vi renderete conto come il mondo sia piccolo in fondo ed il tempo passi molto velocemente…oggi sono rom, pakistani o bengalesi, ma fino a ieri gli immigrati del mondo eravamo noi.

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, [diventano] violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali. Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione ”