OH POVERO SILVIO

Se ne parlerà per giorni, forse anche per mesi. Quotidiani, telegiornali, blog: nessuno, me compreso, potrà non soffermarsi sull’aggressione a Silvio Berlusconi.

Non è usuale che un premier venga aggredito, c’è solo un precedente di qualche anno fa quando al Cavaliere venne tirato addosso un treppiedi. Tuttavia in quell’occasione Berlusconi venne fatto passare per una specie di nuovo Wojtila, dato che accolse nel suo reame di Arcore il facinoroso attentatore concedendogli l’agognato perdono.

Alla fine, si parla sempre ed ovunque di lui: in nessun altro paese esiste un politico così potente da monopolizzare il sistema mediatico nazionale. Che sia per motivi leziosi, seri, drammatici, sportivi o di gossip, alla fine viene sempre tirato in ballo. E chissà quanto verrà strumentalizzato questo episodio, quanti salotti televisivi saranno riempiti di fatue chiacchiere, dato che l’Italia non è certo povera di opinionisti che non aspettano altro che argomenti su cui opinare.

Non può non sorgermi il maligno dubbio che ogni tanto, purchè si parli di lui, il Cavaliere non sia disposto pure a rimetterci qualche dente!

(nella foto Oscar De la Hoya e Manny Pacquiao, il premier in versione Passione di Cristo non mi piaceva)

TV-INTAGE

Riprendo a scrivere su questo blog dopo tempo immemore, spinto peraltro da un seminario che ho seguito oggi all’università al quale ha partecipato Sergio Lepre, uno scrittore che ha pubblicato un libro multimediale on-line spiegandoci tutti i vantaggi del web per chi ama scrivere. Sergio Lepre ha 90 anni.

Questo post invece parlerà di qualcosa di realmente vecchio: la RAI. In particolare mi riferisco a “I Migliori Anni”, programma condotto da Carlo Conti che va in onda ogni venerdì sera.

Il programma prevede la partecipazione di cantanti e personaggi del passato, più remoto che recente. Il successo avuto da questo format, ovvero la riproposizione di antichi reperti catodici, non è un’eccezione: in tempi di vacche magre, la RAI ha sempre preferito andare sul sicuro, attingendo dal suo repertorio storico (possibilmente ancora vivente ed in grado di assumere la posizione eretta).

Ed è così che sullo schermo, ogni venerdì, ritornano settantenni come Don Backy, se non ottuagenari, come nel caso di Nilla Pizzi. Come se non bastasse, le loro ormai deturpate figure vengono impietosamente messe a confronto con le immagini di quando erano giovani. Henry Winkler (il protagonista di “Fonzie”) imbiancato ed appesantito diventa una discutibile attrazione, Claudio Lippi (sgualcito dalle conseguenze di un infarto) viene amorevolmente trattato come un demente. Il tutto sotto lo sguardo, da casa, di casalinghe eccitabili alla vista dei loro amori platonici di gioventù.

Insomma, possibile che per assolvere alla storica funzione di tv-non-trash la RAI debba proporre per forza cose vecchie invece che nuove? Il fatto che il pubblico premi programmi stile “si stava meglio quando si stava peggio” non  è forse sintomatico di una colossale involuzione della televisione, dove la gente stufa di reality, quiz e defilippiche non sappia più dove cercare qualcosa di interessante da vedere?