ERA EVITABILE

La notizia della sospensione della partita tra Italia e Serbia è l’emblema delle tante chiacchiere e dei pochi fatti in tema di sicurezza negli stadi. Persino i sassi sanno che alcuni ultras serbi sono tutt’altro che interessati alle vicende di Stankovic e compagni ed il loro unico scopo è quello di rivendicare i propri ideali nazionalisti. Erano partiti con l’obiettivo di far sospendere la partita e ci sono riusciti: ci mancava un tappeto rosso che li conducesse in tribuna.

Ebbene si: i disordini erano già iniziati nel pomeriggio e stanno proseguendo anche ora fuori dallo stadio. Dico io: perchè si permette a questa gente di accedere agli stadi, peraltro armati di fumogeni e bengala? Com’è possibile che al signore qui in alto  sia stato permesso di diventare una specie di eroe inquadrato dalle tv di tutto il mondo assolutamente indisturbato mentre compiva atti di inequivocabile teppismo? Cosa aspettavano le forze dell’ordine ad intervenire, che ci scappasse il morto?

In questa situazione hanno perso tutti, tranne forse quei settanta-ottanta tifosi serbi che hanno ottenuto una visibilità mediatica internazionale nel tentativo di far valere le proprie ragioni. Ci sono delle motivazioni alla base delle loro azioni (ad esempio la questione kosovare), e se ne può discutere… ma non è giusto che ci vadano di mezzo dei tifosi innocenti. I problemi del mondo non si risolvono sulle gradinate degli stadi.

Eppure sarebbe bastato semplicemente non farli entrare.

OH POVERO SILVIO

Se ne parlerà per giorni, forse anche per mesi. Quotidiani, telegiornali, blog: nessuno, me compreso, potrà non soffermarsi sull’aggressione a Silvio Berlusconi.

Non è usuale che un premier venga aggredito, c’è solo un precedente di qualche anno fa quando al Cavaliere venne tirato addosso un treppiedi. Tuttavia in quell’occasione Berlusconi venne fatto passare per una specie di nuovo Wojtila, dato che accolse nel suo reame di Arcore il facinoroso attentatore concedendogli l’agognato perdono.

Alla fine, si parla sempre ed ovunque di lui: in nessun altro paese esiste un politico così potente da monopolizzare il sistema mediatico nazionale. Che sia per motivi leziosi, seri, drammatici, sportivi o di gossip, alla fine viene sempre tirato in ballo. E chissà quanto verrà strumentalizzato questo episodio, quanti salotti televisivi saranno riempiti di fatue chiacchiere, dato che l’Italia non è certo povera di opinionisti che non aspettano altro che argomenti su cui opinare.

Non può non sorgermi il maligno dubbio che ogni tanto, purchè si parli di lui, il Cavaliere non sia disposto pure a rimetterci qualche dente!

(nella foto Oscar De la Hoya e Manny Pacquiao, il premier in versione Passione di Cristo non mi piaceva)